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L’efficacia del training cognitivo
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| Data di inserimento | 30/06/2026 |
| Anno | 2026 |
| Domanda di ricerca | I diversi tipi di training cognitivo sono efficaci nel trattamento dei diversi stadi del declino cognitivo? |
| Quello che conta | Il training cognitivo è tra gli interventi non farmacologici più utilizzati nel trattamento di soggetti che si trovano in diversi stadi del declino cognitivo, dalle condizioni pre-dementigene come il declino cognitivo soggettivo o il declino cognitivo lieve, fino alle forme più severe come le demenze vascolari o l’Alzheimer. Esistono diversi tipi di training cognitivo, ognuno con caratteristiche specifiche, gli autori della revisione li hanno sistematizzati in questo modo:
Ad oggi non è presente una definizione universalmente riconosciuta di training cognitivo e nemmeno un protocollo standardizzato che specifichi come questi interventi debbano essere implementati. Inoltre, è poco chiaro a quale stadio del declino cognitivo questi interventi risultino essere efficaci, nella gestione o remissione dei sintomi. Lo scopo di questa revisione è quello di fare luce su queste zone d’ombra, confrontando gli effetti di questo tipo di interventi sul livello cognitivo, psicologico e sulla qualità della vita. La revisione sistematica con network meta-analisi ha incluso studi randomizzati e controllati (RCT) pubblicati su riviste con referaggio che reclutavano partecipanti di almeno 18 anni con una diagnosi di impairment cognitivo. Gli interventi dovevano rientrare nelle definizioni proposte dagli autori e il gruppo di controllo poteva essere attivo (trattamento diverso dal training cognitivo), passivo (liste di attesa, nessun intervento o placebo). La revisione ha incluso 43 RCT per un totale di 3356 partecipanti arruolati. Gli studi inclusi sono stati pubblicati tra il 2007 e il 2024 e provenivano da 9 diversi paesi: la maggior parte degli studi sono stati condotti in Cina e in Italia. La maggior parte dei partecipanti erano adulti di età maggiore o uguale a 60 anni, la durata media degli interventi era di 16 settimane (range: 6 - 96 settimane), con una media di 48 sessioni (range: 8 – 288 sessioni). La maggior parte degli interventi è stata svolta da personale non specializzato (adeguatamente formato). I risultati della meta-analisi mostrano che tutte le diverse tipologie di training cognitivo risultano essere più efficaci rispetto ai gruppi di controllo (attivi e passivi) nel migliorare il funzionamento cognitivo. In generale emerge che la Reminiscence Therapy sembra essere la modalità di traning cognitivo più efficace. Il Cognitive Strategy Training, sembra mostrare dei miglioramenti maggiori nelle funzioni linguistiche e nella memoria a breve termine (richiamo immediato), inoltre, la CST risulta essere efficace nell’alleviare i sintomi depressivi e nel migliorare la qualità della vita dei pazienti. In termini di efficacia non emergono differenze significative tra la gravità clinica del declino cognitivo, il livello di expertise di chi erogava l’intervento, le modalità di intervento (es. in gruppo, individuali, online o faccia a faccia), la durata dell’intervento, la frequenza delle sessioni di training cognitivo, il setting in cui è stato implementato l’intervento e le tipologie di gruppo di controllo (attivo o passivo). |
| Caveat |
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| Contesto | Il declino cognitivo rappresenta una sfida per la sanità pubblica a livello globale: mentre i trattamenti farmacologici rimangono la terapia di elezione per questa condizione, risulta importante conoscere e valutare l’efficacia di interventi non-farmacologici come il training cognitivo, in quanto interventi non invasivi e costo-efficaci che rappresentano potenzialmente una valida alternativa al trattamento farmacologico, soprattutto per gli individui che non possono sottoporsi a quel tipo di trattamento. |
| In evidenza |
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| Implicazioni per la pratica | Il training cognitivo rappresenta un intervento non farmacologico, non invasivo e costo-efficace utile per intervenire su soggetti con diversi livelli di declino cognitivo. |
| Giudizio di qualità revisione | L’articolo è stato valutato con lo strumento AMSTAR 2 ed è risultata una revisione di qualità elevata. |
| Riferimento bibliografico revisione | Liang, L. B., Wang, S., Li, K. P., & Wu, C. Q. (2025). Comparative efficacy of cognitive training modalities in cognitive impairment: A systematic review and network meta-analysis. The journal of prevention of Alzheimer's disease, 12(7), 100207. https://doi.org/10.1016/j.tjpad.2025.100207 |
| Programma predefinito di riferimento * | 9999
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| Livello di prevenzione ** | 9999
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| Setting | - Residenze sanitarie per anziani -
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| Aree di intervento | - salute mentale -
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| Parole chiave | - demenza - salute mentale - anziani - fragilità -
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| Outcome | Declino cognitivo |
| Sintesi e traduzione | Sintesi e traduzione a cura di Marco Martorana, Università del Piemonte Orientale |
* I Piani Regionali di Prevenzione 2026-2031 sono organizzati in Programmi Predefiniti (PP). Il PP, definito coerentemente alla specificità e all’analisi del contesto regionale, è l’elemento fondamentale di pianificazione nonché l’oggetto del monitoraggio dei PRP e deriva direttamente dagli orientamenti e dalle priorità nazionali.
** La prevenzione delle malattie descrive le misure finalizzate a ridurre l’esposizione ai fattori di rischio, a prevenire l’insorgenza delle malattie, ad arrestare l’evoluzione di una malattia già insorta e a ridurne le conseguenze.
La prevenzione primaria è volta a diminuire la prevalenza dei fattori di rischio comuni ad una serie di malattie (come il consumo di tabacco e di alcol, l’obesità e l’ipertensione), al fine di prevenire l’insorgere precoce di un disturbo, per esempio attraverso dei consigli su come modificare un comportamento. Potrebbe anche comprendere delle azioni che contrastano le condizioni ambientali, economiche e sociali che notoriamente aumentano questi rischi.
La prevenzione secondaria è volta a diagnosticare precocemente le malattie già esistenti, nella prospettiva di arrestare o ritardare le malattie stesse e i loro effetti, per esempio attraverso programmi di screening e di diagnosi precoce, come i controlli periodici.
La prevenzione terziaria generalmente si riferisce alle strategie di gestione delle malattie e/o alla riabilitazione, volte ad evitare o ridurre il rischio di peggioramento o di complicanze da malattia conclamata, per esempio attraverso l’educazione del paziente e la fisioterapia.
Fonte: Glossario OMS, 2021

