NIEBP - Network Italiano Evidence Based Prevention

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30/06/2026

Il Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2026-2031

A cura di Alice Masini, Università del Piemonte Orientale

 

Con l’intesa Stato-regione del 21 maggio 2026 il nuovo Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2026-2031 è stato ufficialmente definito e redatto. Rispetto ai precedenti PNP l’attuale nuovo piano prevede un rafforzamento delle risorse dedicate alla prevenzione, con ulteriori 50 milioni di euro stanziati per il 2026 a sostegno delle attività preventive territoriali.

Il PNP 2026–2031 si colloca in un contesto di profondo rinnovamento digitale e organizzativo della sanità pubblica italiana, con l’obiettivo di rafforzare la prevenzione attraverso strumenti innovativi e una governance più integrata. Tra le principali novità vi è l’istituzione del National Health Prevention Hub (NHPH), finanziato dal PNRR nell’ambito della Missione 6 “Salute”, come piattaforma nazionale dedicata alla digitalizzazione e al coordinamento delle attività di prevenzione. Il Prevention Hub, incardinato presso il Ministero della Salute, integra dati sanitari, ambientali, veterinari e sociali secondo l’approccio One Health, favorendo una visione complessiva dei determinanti di salute. Attraverso la raccolta e l’analisi di dati strategici, il sistema mira a supportare la programmazione, il monitoraggio e la valutazione delle politiche di prevenzione, anche in collaborazione con Regioni, Province Autonome, ISS e Agenas.

Tra gli obiettivi principali del progetto rientrano:

  • il rafforzamento delle reti nazionali e regionali per promuovere politiche di prevenzione integrate, inclusive e sostenibili;
  • l’integrazione delle iniziative del SSN per la prevenzione delle malattie croniche, la promozione di sani stili di vita e la gestione delle emergenze epidemiologiche;
  • lo sviluppo di strumenti avanzati per la raccolta e l’analisi dei dati, utili a migliorare la governance dei LEA e ridurre i divari territoriali.

Il PNP 2020–2025 aveva già consolidato il ruolo della prevenzione come strumento operativo per l’attuazione dei livelli essenziali di assistenza (LEA) nell’ambito della prevenzione collettiva e della sanità pubblica, sostenendo interventi quali vaccinazioni, screening oncologici e promozione della salute. Questo percorso è stato ulteriormente rafforzato dal D.M. 77/2022, che ha introdotto nuovi standard organizzativi, qualitativi e tecnologici per l’assistenza territoriale, con l’obiettivo di migliorare accessibilità, qualità ed efficienza dei servizi sanitari. In tale prospettiva, il nuovo PNP 2026–2031 punta a consolidare i risultati raggiunti e a integrare pienamente gli strumenti introdotti dal D.M. 77/2022, promuovendo una prevenzione più capillare, proattiva e digitale, capace di potenziare il monitoraggio sanitario, favorire il coinvolgimento dei cittadini e garantire maggiore equità nell’accesso ai servizi.

Rispetto al precedente, il nuovo Piano punta a rafforzare l’uniformità degli interventi di prevenzione su tutto il territorio nazionale. Le Regioni perseguiranno, infatti, obiettivi predefiniti e vincolanti per aree tematiche, a partire dagli screening oncologici con particolare riferimento all’ampliamento graduale dello screening colorettale alla fascia 70-74 anni e dello screening mammografico tra 45-49 e 70-74 anni.

Il PNP 2026-2031 si concentra fortemente su un approccio alla salute abbracciando il principio One Health come cardine delle politiche di prevenzione rivolto quindi ad una visione a 360 gradi della salute che sia comprensiva della salute umana, animale e ambientale. Al centro del Piano anche l’intersettorialità e il rafforzamento degli interventi nei diversi contesti di vita e di lavoro, lungo tutto il corso della vita, per rendere la prevenzione più efficace ed equa su tutto il territorio nazionale.

Sono sette le aree di intervento prioritarie per la salute pubblica individuate nel PNP 2026-2031:

1.      Malattie croniche non trasmissibili: Include interventi per prevenire patologie cardiovascolari, oncologiche, respiratorie e metaboliche, attraverso la promozione di stili di vita sani, screening e presa in carico della cronicità.

2.      Dipendenze e problemi correlati: Comprende azioni di prevenzione e contrasto delle dipendenze da sostanze, alcol, tabacco e nuove forme di addiction comportamentale.

3.      Incidenti stradali e domestici: Mira a ridurre il numero di incidenti attraverso campagne educative, prevenzione dei fattori di rischio e promozione della sicurezza.

4.      Salute, sicurezza e benessere dei lavoratori: Include programmi per la prevenzione degli infortuni, dei rischi professionali, dello stress lavoro-correlato e delle esposizioni nocive.

5.      Ambiente, clima e salute: Affronta gli effetti dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento e dei rischi ambientali sulla salute umana, secondo l’approccio One Health.

6.      Malattie infettive prioritarie: Comprende vaccinazioni, sorveglianza epidemiologica, preparedness e risposta alle emergenze infettive e pandemiche.

7.      Sicurezza alimentare e sanità pubblica veterinaria: Riguarda il controllo delle malattie trasmesse dagli alimenti, la sicurezza nutrizionale, la salute animale e il monitoraggio delle

zoonosi.

Queste 7 macroaree di intervento sono declinate da 14 programmi, molti dei quali già presenti nelle precedenti edizioni:

·         PP1 Scuole che Promuovono Salute

·         PP2 Comunità attive

·         PP3 Luoghi di lavoro che promuovono salute

·         PP4 Dipendenze

·         PP5 Piano mirato di prevenzione (PMP) per la definizione di modello di monitoraggio della qualità e dell’efficacia della formazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro

·         PP6 Prevenzione del rischio cancerogeno e reprotossico professionale, del sovraccarico biomeccanico e dei rischi psicosociali

·         PP7 Prevenzione in edilizia, agricoltura e nell’utilizzo sicuro di macchine e attrezzature di

·         PP8 Screening oncologici organizzati per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori

·         PP9 Ambiente, clima e salute

·         PP10 Sorveglianza e controllo delle malattie infettive in ambito umano

·         PP11 Prevenzione nella gestione integrata della cronicità

·         PP12 Promozione della salute nei primi mille giorni

·         PP13 Malattie trasmissibili con gli alimenti, tutela della salute dei consumatori e nutrizione

·         PP14 Problematiche sanitarie emergenti nell’ambito degli animali da compagnia

Un elemento che appare relativamente poco esplicitato all’interno del PNP 2026–2030 riguarda il tema dell’Healthy Ageing (invecchiamento in salute). Nonostante l’importanza crescente di questo ambito, sostenuta da una vasta produzione scientifica nell’ultimo decennio e dalla centralità assunta a livello internazionale nelle politiche dell’OMS, il piano italiano non sembra configurare l’invecchiamento in salute come una tematica autonoma e strutturata. Nel PNP, infatti, la popolazione anziana viene prevalentemente considerata all’interno di cornici già esistenti, in particolare: la prevenzione e gestione delle malattie croniche non trasmissibili; la presa in carico della fragilità e della non autosufficienza; gli interventi di promozione della salute lungo tutto il ciclo di vita (life course approach). Un’analisi analoga può essere condotta per il tema della salute mentale, che rappresenta oggi una delle principali aree di interesse della sanità pubblica ma che, all’interno del PNP 2026–2030, non risulta pienamente strutturata come asse autonomo e prioritario. Nel piano, infatti, la salute mentale è presente in modo diffuso e trasversale, ma non viene identificata come una macro-area specifica di intervento. Essa è intercettata soprattutto all’interno di altre linee di azione, in particolare: la prevenzione delle dipendenze patologiche, gli interventi lungo il life course, con attenzione ai fattori di rischio nelle diverse fasi della vita, le azioni rivolte alle fasce vulnerabili della popolazione, la promozione del benessere generale e degli stili di vita salutari.

In sintesi, il Piano si colloca in continuità con il precedente PNP 2020-2025, ma introduce e rafforza alcuni elementi di particolare rilievo: l’equità come principio trasversale, l’approccio lungo tutto l’arco della vita, la centralità delle vaccinazioni e degli screening, l’attenzione alla fragilità, alla cronicità, agli stili di vita e al rapporto tra ambiente, clima e salute.

 

 

Foto copertina: Ministero della Salute - Via libera al nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031


30/06/2026

Programmi di prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare in ambito scolastico e il loro impatto sulla salute mentale degli adolescenti

 

 

A cura di Rosella Saulle e Zuzana Mitrova

Dipartimento di Epidemiologia SSR del Lazio - ASL Roma 1

 

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) comprendono alterazioni persistenti delle abitudini alimentari e del rapporto con il peso e l'immagine corporea. Esordiscono più frequentemente durante l'adolescenza e possono persistere in età adulta. Sono associati a un rilevante impatto sanitario, sociale ed economico e si accompagnano frequentemente a depressione, ansia, difficoltà nella regolazione delle emozioni e bassa autostima. L'insoddisfazione corporea, l'interiorizzazione degli ideali estetici e le pressioni socioculturali rappresentano importanti fattori di rischio, favorendo l'adozione di comportamenti alimentari disfunzionali come modalità di gestione delle emozioni negative.

La scuola rappresenta un contesto privilegiato per realizzare interventi di prevenzione universale, finalizzati a ridurre questi fattori di rischio e a promuovere il benessere psicologico. In tale contesto è stata condotta una revisione sistematica della letteratura con l'obiettivo di valutare l'efficacia dei programmi scolastici di prevenzione dei DCA e il loro impatto sulla salute mentale degli adolescenti.

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29/06/2026

L'efficacia del training cognitivo

 

A cura di Marco Martorana, Università del Piemonte Orientale

 

Una network meta-analisi su 43 RCT evidenzia che il training cognitivo è un intervento non farmacologico, economico ed efficace per contrastare il declino cognitivo a diversi stadi di gravità. Tutti i protocolli analizzati migliorano il funzionamento cognitivo rispetto ai gruppi di controllo: in particolare, la Reminiscence Therapy risulta la modalità più efficace a livello generale, mentre il Cognitive Strategy Training offre benefici specifici nel linguaggio, nella memoria a breve termine, nel tono dell'umore e nella qualità della vita.

 

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29/06/2026

Purificatori d’aria indoor: riducono il PM2.5, ma le prove sui benefici cardiovascolari restano al momento molto incerte

 

A cura di Lediana Spaho, Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva FI

 

L’inquinamento dell’aria indoor rappresenta un rischio importante per la salute, poiché le persone trascorrono gran parte del loro tempo in ambienti chiusi. Tra gli inquinanti più rilevanti vi sono le

polveri sottili PM2.5, associate a effetti negativi sul sistema cardiovascolare, come aumento della pressione arteriosa, infiammazione e alterazioni della funzione vascolare.

L’articolo analizza l’efficacia dei purificatori d’aria negli ambienti interni attraverso una revisione sistematica e una meta-analisi di studi randomizzati controllati. Sono stati inclusi 14 trial crossover, pubblicati in 18 articoli, che hanno valutato diversi indicatori cardiovascolari, tra cui pressione arteriosa, pressione differenziale, funzione endoteliale e biomarcatori infiammatori.

I risultati mostrano che l’uso dei purificatori d’aria può ridurre l’esposizione al PM 2.5 e determinare una diminuzione significativa della pressione sistolica. Alcuni benefici sono stati osservati anche sulla pressione differenziale e sulla funzione endoteliale, soprattutto con purificatori di tipo fisico, come quelli con filtri HEPA.

Tuttavia, gli autori sottolineano che le evidenze disponibili sono ancora molto limitate, a causa di campioni ridotti, breve durata degli interventi e limiti metodologici. Per questo motivo, i risultati suggeriscono possibili benefici cardiovascolari a breve termine, ma devono essere interpretati con cautela.

 

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17/06/2026

Attività fisica negli anziani: sintesi delle evidenze dalle revisioni sistematiche

 

A cura di Benedetta Contoli, Centro Nazionale per la Prevenzione delle malattie e la Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità

 

L’articolo di Canneaux et al. (2025), pubblicato su BMC Public Health, presenta una overview di revisioni sistematiche sull’efficacia degli interventi finalizzati a promuovere l’attività fisica negli adulti di età pari o superiore a 50 anni. L’obiettivo è identificare le strategie più efficaci per aumentare i livelli di attività fisica e individuare le principali lacune della ricerca.

La revisione ha incluso 35 revisioni sistematiche, comprendenti complessivamente 480 studi primari, che hanno valutato interventi molto diversi tra loro: programmi di esercizio, gruppi di cammino, counselling individuale, interventi a distanza e strumenti digitali come app e dispositivi indossabili.

I risultati mostrano che gli interventi per promuovere l’attività fisica sono generalmente efficaci nel breve termine. In particolare, i programmi che combinano supporto comportamentale, definizione di obiettivi e monitoraggio dell’attività producono incrementi significativi dei livelli di attività fisica. Anche gli interventi basati su tecnologie digitali e dispositivi indossabili, così come quelli erogati a distanza tramite web, telefono o messaggi, risultano efficaci nell’aumentare l’attività fisica e il numero di passi giornalieri.

Tra i limiti principali, gli autori segnalano l’eterogeneità degli interventi e la qualità metodologica spesso non elevata delle revisioni incluse, oltre alla scarsa attenzione alle differenze socioeconomiche e alle popolazioni più vulnerabili.

In conclusione, l’evidenza disponibile suggerisce che una vasta gamma di interventi può favorire l’aumento dell’attività fisica negli anziani, con particolare potenziale per le strategie personalizzate e supportate dalla tecnologia. Sono tuttavia necessari studi di maggiore qualità e con follow-up più lunghi per valutarne la sostenibilità nel tempo.

 

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11/06/2026

Soluzioni sostenibili per mitigare lo stress da calore sul lavoro

A cura di Luisella Gilardi, DoRS

 

Lo stress da calore nei luoghi di lavoro soprattutto all’aperto o in ambienti caldi, può causare disidratazione, affaticamento, riduzione della produttività e, nei casi più gravi, colpi di calore mortali. Oltre un miliardo di lavoratori nel mondo è esposto a temperature eccessive, un fenomeno aggravato dal cambiamento climatico.

I fattori di rischio sono ambientali (temperatura, umidità, ventilazione), individuali (salute, idratazione, abbigliamento, stanchezza), demografici (età, vulnerabilità, condizioni sociali) e occupazionali (orari, lavoro all’aperto, carichi e pause). Per questo è necessario adottare interventi efficaci e sostenibili per proteggere la salute dei lavoratori.

Recentemente, un’analisi epidemiologica, sviluppata a partire dai dati dell’Inail* degli infortuni ha consentito di stimare un rischio relativo di infortunio pari a 1,12 per esposizione a temperature superiori al 75° percentile della media giornaliera per il periodo 2014- 2019. In Italia, a partire dal  lavoro di ricerca Worklimate realizzato da Inail e CNR (1), lo scorso anno sono state emanate ordinanze che hanno interessato la maggior parte delle regioni italiane in cui si sospendeva l’attività lavorativa dalle ore 12.30 alle 16 per i lavoratori con esposizione prolungata al sole e nelle aree geografiche per le quali la piattaforma previsionale indicasse un rischio alto per la salute dei lavoratori dovuto al caldo estremo.

La sospensione ha riguardato alcune attività lavorative come il settore agricolo, florovivastico, i cantieri edili e stradali e le cave. In alcune regioni queste misure si sono estese anche ai rider.

La sospensione dei lavori per alcune professioni nelle ore più calde è una degli interventi presi in considerazione nella umbrella review di Morris che esamina 36 revisioni sistematiche e sintetizza le prove di efficacia per una serie di interventi prendendo in considerazione anche aspetti legati a sostenibilità ambientale ed economica.

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(1)  Marinaccio A Morabito M, Taino L, Scarselli A, Bonafede M. Ricerca scientifica e politiche di adattamento: il progetto Worklimate e le ordinanze regionali di protezione dei lavoratori dal caldo estremo. E&P 2026, 50 (2) marzo-aprile p. 146-150

*Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro


25/03/2026

Triage con intelligenza artificiale nello screening del tumore della mammella

A cura di Andrea Guida, Staff Direzione Sanitaria Azienda USL Toscana Centro 

Lo screening mammografico si basa tradizionalmente sulla doppia lettura di ogni mammografia da parte di due radiologi. È un approccio efficace, ma in molti programmi la disponibilità di radiologi formati per lo screening rappresenta un vincolo organizzativo rilevante. Una nuova linea guida del Sistema Nazionale Linee Guida dell'ISS, pubblicata a dicembre 2025, affronta il tema dell'intelligenza artificiale nello screening e formula tre raccomandazioni. La più rilevante sul piano organizzativo riguarda il cosiddetto "triage IA": usare un algoritmo non per sostituire il radiologo, ma per decidere quali mammografie richiedono due lettori e quali ne basta uno.

Le evidenze provengono da due grandi studi condotti in Svezia e Danimarca, su oltre 200.000 donne. I risultati mostrano che il triage IA identifica più tumori rispetto alla doppia lettura tradizionale, (13 e 14 casi in più ogni 10.000 donne) e riduce il numero di letture richieste ai radiologi tra il 33% e il 44%. 

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25/03/2026

Effetti del counselling nutrizionale sulla fragilità negli anziani

A cura di Benedetta Contoli,  Centro Nazionale per la Prevenzione delle malattie e la Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità. 

La revisione sistematica,Effects of nutritional guidance on frailty in older adults: A systematic review, basata su 11 RCT pubblicati fino ad aprile 2025, valuta l’efficacia della guidance nutrizionale negli anziani (≥65 anni) che vivono in comunità. Gli interventi, prevalentemente educativi e spesso inseriti in programmi multidisciplinari, mostrano risultati variabili nel breve periodo (<6 mesi), mentre quelli di durata ≥6 mesi, soprattutto se personalizzati e condotti da professionisti, evidenziano benefici più consistenti sulla fragilità, in particolare se associati all’attività fisica. Tuttavia, l’elevata eterogeneità tra studi (definizioni di fragilità, interventi e outcome) e la scarsa misurazione dei cambiamenti alimentari limitano la solidità delle evidenze. Nel complesso, la guidance nutrizionale appare un intervento sostenibile per promuovere un invecchiamento sano in ambito territoriale.

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23/03/2026

Interventi individuali per ridurre l’esposizione all’inquinamento atmosferico

A cura di Capanni Chiara e Erica Mencucci, Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva, Firenze.

La revisione Cochrane condotta da Janjua et al. e pubblicata nel 2021 ha esaminato l’efficacia, la sicurezza e l’accettabilità degli interventi individuali per ridurre l’esposizione personale all’inquinamento atmosferico outdoor, includendo 11 studi per un totale di 3372 partecipanti.

Gli interventi valutati comprendevano mascherine filtranti, percorsi ciclabili meno trafficati, allerte sulla qualità dell’aria e interventi educativi/comportamentali; tuttavia, l’elevata eterogeneità degli studi non ha consentito meta-analisi e la certezza delle prove è risultata molto bassa.

Nel complesso, mascherine e percorsi meno trafficati possono forse attenuare alcuni effetti fisiologici a breve termine, mentre per allerte ed educazione i risultati su comportamenti e uso dei servizi sanitari sono contrastanti; inoltre, mancavano dati su riacutizzazioni respiratorie, qualità della vita ed eventi avversi gravi.

Per gli operatori della prevenzione, questi risultati suggeriscono quindi un approccio prudente: informare correttamente la popolazione, integrare l’educazione ambientale nei percorsi di prevenzione e ribadire che le misure individuali non sostituiscono gli interventi strutturali di riduzione dell’inquinamento.

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24/02/2026

Interventi di sostegno alla genitorialità per prevenire i problemi internalizzanti nei bambini e negli adolescenti

A cura di Rita Longo, DoRS, Centro di Documentazione per la Promozione della Salute della Regione Piemonte. ASL TO3

I disturbi internalizzanti in età evolutiva, tra cui ansia e depressione, sono tra i più diffusi nel mondo e rappresentano un importante fattore di rischio per lo sviluppo di psicopatologie in età adulta. La letteratura ha già dimostrato l'efficacia preventiva degli interventi di supporto rivolti ai genitori. La revisione analizza i vari tipi di intervento precoce (ossia effettuati durante i primi anni di vita del bambino) di supporto/rinforzo delle competenze genitoriali, analizzando gli effetti su genitori e bambini (aumento dei comportamenti positivi, miglioramento del benessere emotivo, ecc) e l'influenza dell'intervallo temporale dovuto all'inserimento nelle liste di attesa sanitarie.

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24/02/2026

L'uso dei promemoria informatici per ridurre la sedentarietà al lavoro

A cura di Luisella Gilardi, Centro di Documentazione per la Promozione della Salute -DoRS

Nei contesti d’ufficio, i lavoratori trascorrono gran parte della giornata seduti, spesso oltre il 60% del tempo lavorativo. Il prolungato tempo in posizione seduta è stato associato a esiti negativi sul lavoro, come riduzione della produttività, aumento dell’assenteismo e del presenteismo, oltre a problemi di salute quali: malattie cardiovascolari, cancro, obesità e problemi muscoloscheletrici.

Per contrastare la sedentarietà sul lavoro sono stati proposti diversi interventi, tra cui scrivanie regolabili in altezza, promemoria sul computer, dispositivi indossabili e programmi di counselling. Gli interventi multicomponente, che combinano strategie ambientali e comportamentali, sembrano ridurre maggiormente il tempo sedentario rispetto ai gruppi di controllo.

Una recente “umbrella review” ha evidenziato come l’uso di postazioni di lavoro “sit to stand” che permettano di passare dalla posizione seduta a quella in piedi riducono molto il tempo passato seduti, fino a 75 minuti al giorno, sia se usate da sole sia combinate con strategie psicologiche (Rouyard T et al, 2025 NIEBP - dettaglio scheda). Ci sono invece poche evidenze rispetto a esiti di salute come problemi muscoloscheletrici, cardiometobilici e su performance e produttività (Luger et al, 2025 NIEBP - dettaglio scheda).

Tra le strategie disponibili, i promemoria informatici si sono rivelati promettenti, a basso costo e facilmente implementabili. Si tratta di notifiche automatiche sullo schermo che ricordano agli utenti di interrompere la seduta prolungata, alzandosi, facendo stretching o svolgendo brevi movimenti, particolarmente utili negli ambienti d’ufficio, dove la maggior parte della giornata viene trascorsa seduti.

La revisione di Leppe-Zamora et al, del 2025 ne valuta l’efficacia.

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22/12/2025

L’efficacia degli interventi psicologici nel trattamento dell’uso problematico di internet, videogames e social media

A cura di Marco Martorana, Università del Piemonte Orientale

L’uso problematico di internet, videogame e social media in adolescenza è associato a difficoltà emotive, cognitive e comportamentali e può evolvere in forme di dipendenza con effetti persistenti sul benessere psicologico. Le evidenze disponibili indicano che interventi psicologici strutturati, in particolare quelli basati sulla terapia cognitivo-comportamentale e sul coinvolgimento familiare, sono efficaci nel ridurre tali comportamenti e nel migliorare l’autoregolazione e la salute mentale. Tuttavia, l’elevata eterogeneità degli studi e la scarsità di follow-up rendono necessario promuovere interventi più strutturati, personalizzati e integrati nei contesti educativi e sanitari per garantire un impatto duraturo.

 

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18/12/2025

Dipendenze e comportamenti a rischio in adolescenza: una revisione sistematica e un’analisi qualitativa


A cura di Benedetta Contoli, Centro Nazionale per la Prevenzione delle malattie e la Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità

 

La revisione sistematica analizza 41 studi pubblicati tra il 2018 e il 2023 sulle dipendenze in adolescenza (12–17 anni), comprendendo sia l’uso di sostanze (alcol, tabacco, cannabis, cocaina) sia le dipendenze comportamentali legate alle tecnologie (internet, smartphone, social network, videogiochi, gioco d’azzardo). La revisione mette in evidenza l’elevata prevalenza di tali comportamenti tra gli adolescenti, l’età precoce di esordio e l’influenza determinante di fattori familiari, sociali, economici e psicologici. L’insieme delle evidenze mostra che tali comportamenti spesso coesistono (policonsumo) e condividono caratteristiche comuni (impulsività, ricerca di sensazioni, bassa regolazione emotiva).

 

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11/12/2025

Promuovere l’alfabetizzazione alla salute mentale negli studenti di 13 - 16 anni: una revisione sistematica

 A cura di Rita Longo, Centro di Documentazione per la Promozione della Salute, ASL TO3 Regione Piemonte

ll disagio mentale in età giovanile – se non riconosciuto o trattato - può influenzare negativamente la salute fisica e psichica nelle successive fasi di vita. Una delle cause che impedisce agli/alle adolescenti di chiedere aiuto e accedere ai servizi dedicati è la paura dello stigma o discriminazione, spesso legato alla mancanza di conoscenze sul tema: per tale motivo, sono utili e necessari interventi di alfabetizzazione alla salute mentale in adolescenza, per aumentare tali conoscenze su cause e caratteristiche di specifici disturbi e condizioni mentali, rinforzare capacità quali darsi aiuto e aiutare, modificare pregiudizi (stigma) verso se stessi e verso le persone con problemi mentali.
 
 
 
 


11/12/2025

Programmazione delle pause lavorative per prevenire sintomi e disturbi muscoloscheletrici nei lavoratori

A cura di Luisella Gilardi, Centro di Documentazione per la Promozione della Salute, ASL TO3 Regione Piemonte

Le malattie muscoloscheletriche sono, di gran lunga, la prima categoria di malattie professionali in Italia, con una quota attorno al 70-75% delle denunce annuali secondo recenti dati dell'INAIL.
Negli ultimi decenni molti settori industriali hanno automatizzato alcune operazioni, i lavori sono diventati più ripetitivi e monotoni. Queste ultime due condizioni possono aumentare il rischio di sviluppare disturbi a carico dell’apparato muscoloscheletrico. Sono stati studiati molti interventi per contrastare questi disturbi e prevenirne l’insorgenza, alcuni comportano cambiamenti più strutturali come la riprogettazione della postazione di lavoro, altri organizzativi come la modulazione dell’orario di lavoro e delle pause.

Questa revisione sistematica è un aggiornamento di una revisione Cochrane pubblicata per la prima volta nel 2019. Sono stati aggiunti tre nuovi studi per un totale di nove studi RCT (Randomised Controlled Trials).

Questi nove studi RCT hanno coinvolto un totale di 626 lavoratori. La maggior parte  si è concentrata sulla frequenza delle pause lavorative (sei studi), mentre due hanno indagato la tipologia delle pause e uno ha indagato entrambe. Nessuno degli studi inclusi ha indagato specificamente la durata delle pause lavorative.

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30/10/2025

Sigarette elettroniche per smettere di fumare

A cura di Patrizia Brigoni, Università del Piemonte Orientale

L’articolo di Lindson et al., 2025, pubblicato sulla Cochrane Database of Systematic Reviews, esamina l’efficacia e la sicurezza delle sigarette elettroniche contenenti nicotina come strumento per favorire la cessazione del fumo negli adulti. L’obiettivo è valutare se le e-cigarettes, che rilasciano nicotina senza combustione del tabacco, siano più efficaci rispetto alle terapie sostitutive con nicotina (NRT), alle sigarette elettroniche senza nicotina o al solo supporto comportamentale, e se presentino un profilo di sicurezza
accettabile.
Gli eventi avversi riportati (tosse, irritazione orale o faringea, nausea, cefalea) sono per lo più lievi e transitori, e non si osservano differenze nei gravi eventi avversi tra EC con nicotina e altri trattamenti.
Nonostante la solidità complessiva delle prove, gli autori segnalano alcune limitazioni: la variabilità dei dispositivi e delle concentrazioni di nicotina, la durata limitata del follow-up (6–12 mesi nella maggior parte dei trial) e la mancanza di dati sui possibili effetti a lungo termine.
In conclusione, la revisione dimostra che le sigarette elettroniche contenenti nicotina sono più efficaci delle terapie sostitutive tradizionali per aiutare gli adulti a smettere di fumare, con un profilo di sicurezza simile,ma sottolinea la necessità di studi futuri che valutino la sostenibilità dell’astinenza, gli effetti a lungo termine e l’impatto sulla salute pubblica.

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30/10/2025

Interventi per prevenire le cadute negli anziani nelle strutture residenziali assistite

A cura di Benedetta Contoli,  Centro Nazionale per la Prevenzione delle malattie e la Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità.

L’articolo di Dyer et al., 2025, pubblicato sulla Cochrane Database of Systematic Reviews, esamina l’efficacia e la sicurezza dei diversi interventi per la prevenzione delle cadute negli anziani che vivono in strutture residenziali assistite. L’obiettivo è valutare, attraverso una revisione sistematica e meta-analisi di studi randomizzati, se le diverse strategie, tra cui programmi di esercizio fisico, interventi multifattoriali personalizzati, revisione farmacologica, supplementazione di vitamina D, interventi nutrizionali e formazione del personale, siano efficaci nel ridurre il rischio e il tasso di cadute, nonché le conseguenze correlate come le fratture e la perdita di autonomia. La revisione dimostra che gli interventi multifattoriali personalizzati e i programmi di esercizio fisico regolare sono efficaci nel ridurre le cadute tra gli anziani in strutture residenziali, con un buon profilo di sicurezza e una potenziale costo-efficacia. Tuttavia, evidenzia la necessità di studi futuri più omogenei e di lungo periodo, per valutare la sostenibilità degli interventi, il loro impatto sulla qualità di vita e la fattibilità nei diversi contesti assistenziali.

 

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16/10/2025

L’efficacia degli interventi di prevenzione universale e specifici nel promuovere benessere psicologico nei giovani

 

A cura di Marco Martorana, Università degli Studi del Piemonte Orientale

La revisione sistematica e meta-analisi ha esaminato 276 studi per valutare l’efficacia degli interventi universali e selettivi nella promozione del benessere mentale nei giovani. Entrambi i tipi di intervento risultano efficaci nel migliorare vari aspetti del benessere psicologico, cognitivo e sociale, con una maggiore efficacia degli interventi universali sulle abilità cognitive, soprattutto nei bambini e adolescenti. Gli interventi psicoeducativi sono risultati particolarmente efficaci per la mental health literacy. Tuttavia, le evidenze restano limitate per alcuni outcome e manca una valutazione dell’efficacia a lungo termine degli interventi. 

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06/10/2025

Strategie per migliorare il consumo del pasto scolastico

A cura di Luisella Gilardi, Centro di Documentazione per la Promozione della Salute, ASL TO3 Regione Piemonte

In Italia sono quasi tre milioni i bambini che consumano un pasto presso la mensa scolastica. Il report di “Save the Children” si focalizza sugli alunni della scuola primaria evidenziando grandi disparità tra le Regioni: in Sicilia solo l’11,2% dei bambini usufruisce della mensa mentre in Toscana quasi l’83%.

L’accesso alla mensa scolastica aiuta a ridurre le disuguaglianze perché permette ai bambini di famiglie povere di avere un pasto sano durante la giornata. Per questo è importante lavorare per rendere la mensa più accessibile e per aiutare gli studenti a scegliere cibi salutari, riducendo anche lo spreco di cibo. 

Rispetto a quest'ultimo aspetto la revisione di Cohen del 2021 arriva a definire una lista di interventi e strategie efficaci per migliorare il consumo del pasto scolastico da parte di studenti e studentesse.

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