NIEBP - Network Italiano Evidence Based Prevention

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Pause attive e più frequenti sul lavoro possono ridurre le patologie a carico dell’apparato muscoloscheletrico?

A cura di Luisella Gilardi, DoRS - Centro di Documentazione per la Promozione della Salute, Regione Piemonte

 

Una revisione Cochrane del 2019 risponde alla domanda selezionando sei studi che hanno esaminato diverse frequenze di interruzione del lavoro (cinque studi) e diversi tipi di interruzione del lavoro (due studi). Rispetto al numero di pause si rileva che aumentarne la frequenza può non avere un effetto sul dolore, disagio e affaticamento dell’apparato muscoloscheletrico, può invece servire per aumentare la produttività e le performance sul lavoro. Rispetto alla tipologia di pause non si riscontrano differenze tra pause “attive” (camminata nel parco; rilassamento muscolare) e pause “passive” (non si propone alcuna attività) rispetto al disagio e affaticamento dell’apparato muscoloscheletrico, alla produttività e performance lavorativa.

Gli autori della revisione sottolineano che la qualità delle prove è bassa o molto bassa a causa del disegno dello studio e l’esigua dimensione della popolazione in studio.

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