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A cura di Luisella Gilardi, DoRS
Lo stress da calore nei luoghi di lavoro soprattutto all’aperto o in ambienti caldi, può causare disidratazione, affaticamento, riduzione della produttività e, nei casi più gravi, colpi di calore mortali. Oltre un miliardo di lavoratori nel mondo è esposto a temperature eccessive, un fenomeno aggravato dal cambiamento climatico.
I fattori di rischio sono ambientali (temperatura, umidità, ventilazione), individuali (salute, idratazione, abbigliamento, stanchezza), demografici (età, vulnerabilità, condizioni sociali) e occupazionali (orari, lavoro all’aperto, carichi e pause). Per questo è necessario adottare interventi efficaci e sostenibili per proteggere la salute dei lavoratori.
Recentemente, un’analisi epidemiologica, sviluppata a partire dai dati dell’Inail* degli infortuni ha consentito di stimare un rischio relativo di infortunio pari a 1,12 per esposizione a temperature superiori al 75° percentile della media giornaliera per il periodo 2014- 2019. In Italia, a partire dal lavoro di ricerca Worklimate realizzato da Inail e CNR (1), lo scorso anno sono state emanate ordinanze che hanno interessato la maggior parte delle regioni italiane in cui si sospendeva l’attività lavorativa dalle ore 12.30 alle 16 per i lavoratori con esposizione prolungata al sole e nelle aree geografiche per le quali la piattaforma previsionale indicasse un rischio alto per la salute dei lavoratori dovuto al caldo estremo.
La sospensione ha riguardato alcune attività lavorative come il settore agricolo, florovivastico, i cantieri edili e stradali e le cave. In alcune regioni queste misure si sono estese anche ai rider.
La sospensione dei lavori per alcune professioni nelle ore più calde è una degli interventi presi in considerazione nella umbrella review di Morris che esamina 36 revisioni sistematiche e sintetizza le prove di efficacia per una serie di interventi prendendo in considerazione anche aspetti legati a sostenibilità ambientale ed economica.
Accedi alla scheda di sintesi nel database del Niebp
(1) Marinaccio A Morabito M, Taino L, Scarselli A, Bonafede M. Ricerca scientifica e politiche di adattamento: il progetto Worklimate e le ordinanze regionali di protezione dei lavoratori dal caldo estremo. E&P 2026, 50 (2) marzo-aprile p. 146-150
*Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro
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A cura di Luisella Gilardi, Centro di Documentazione per la Promozione della Salute -DoRS
Nei contesti d’ufficio, i lavoratori trascorrono gran parte della giornata seduti, spesso oltre il 60% del tempo lavorativo. Il prolungato tempo in posizione seduta è stato associato a esiti negativi sul lavoro, come riduzione della produttività, aumento dell’assenteismo e del presenteismo, oltre a problemi di salute quali: malattie cardiovascolari, cancro, obesità e problemi muscoloscheletrici.
Per contrastare la sedentarietà sul lavoro sono stati proposti diversi interventi, tra cui scrivanie regolabili in altezza, promemoria sul computer, dispositivi indossabili e programmi di counselling. Gli interventi multicomponente, che combinano strategie ambientali e comportamentali, sembrano ridurre maggiormente il tempo sedentario rispetto ai gruppi di controllo.
Una recente “umbrella review” ha evidenziato come l’uso di postazioni di lavoro “sit to stand” che permettano di passare dalla posizione seduta a quella in piedi riducono molto il tempo passato seduti, fino a 75 minuti al giorno, sia se usate da sole sia combinate con strategie psicologiche (Rouyard T et al, 2025 NIEBP - dettaglio scheda). Ci sono invece poche evidenze rispetto a esiti di salute come problemi muscoloscheletrici, cardiometobilici e su performance e produttività (Luger et al, 2025 NIEBP - dettaglio scheda).
Tra le strategie disponibili, i promemoria informatici si sono rivelati promettenti, a basso costo e facilmente implementabili. Si tratta di notifiche automatiche sullo schermo che ricordano agli utenti di interrompere la seduta prolungata, alzandosi, facendo stretching o svolgendo brevi movimenti, particolarmente utili negli ambienti d’ufficio, dove la maggior parte della giornata viene trascorsa seduti.
La revisione di Leppe-Zamora et al, del 2025 ne valuta l’efficacia.
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A cura di Lidia Fubini, DoRS - Centro di Documentazione per la Promozione della Salute, Regione Piemonte
Sempre più persone nel mondo sono inattive fisicamente e sedentarie sul luogo di lavoro, con un aumento del rischio di malattie e morti evitabili. Questo studio riassume tutto ciò che è stato pubblicato, per aiutare a creare iniziative di promozione della salute e a guidare future ricerche.
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A cura di Luisella Gilardi, Centro di Documentazione per la Promozione della Salute, ASL TO3 Regione Piemonte
Le malattie muscoloscheletriche sono, di gran lunga, la prima categoria di malattie professionali in Italia, con una quota attorno al 70-75% delle denunce annuali secondo recenti dati dell'INAIL.
Negli ultimi decenni molti settori industriali hanno automatizzato alcune operazioni, i lavori sono diventati più ripetitivi e monotoni. Queste ultime due condizioni possono aumentare il rischio di sviluppare disturbi a carico dell’apparato muscoloscheletrico. Sono stati studiati molti interventi per contrastare questi disturbi e prevenirne l’insorgenza, alcuni comportano cambiamenti più strutturali come la riprogettazione della postazione di lavoro, altri organizzativi come la modulazione dell’orario di lavoro e delle pause.
Questa revisione sistematica è un aggiornamento di una revisione Cochrane pubblicata per la prima volta nel 2019. Sono stati aggiunti tre nuovi studi per un totale di nove studi RCT (Randomised Controlled Trials).
Questi nove studi RCT hanno coinvolto un totale di 626 lavoratori. La maggior parte si è concentrata sulla frequenza delle pause lavorative (sei studi), mentre due hanno indagato la tipologia delle pause e uno ha indagato entrambe. Nessuno degli studi inclusi ha indagato specificamente la durata delle pause lavorative.
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A cura di Luisella Gilardi, DoRS - Centro di Documentazione per la Promozione della Salute, Regione Piemonte
Una overview che include 25 revisioni fa il punto della situazione rispetto a diversi ambiti tra i quali: la prevenzione delle patologie muscoloscheletriche, gli infortuni, l'ipoacusia, le patologie a carico della cute e dell'apparato respiratorio.





